Programma

Dopo tanti anni di partecipazione attiva alla vita politica di Castelli Calepio, di presenza nelle istituzioni e nei comitati a fianco dei cittadini, di impegno collaborativo e costruttivo con le associazioni del territorio e le altre forze politiche di centro sinistra, anche per queste elezioni, nonostante un panorama politico e culturale non certo facile per la sinistra nel suo complesso, abbiamo ritenuto giusto confermare la continuità del nostro impegno, anche a livello locale, mettendo a disposizione di di tutti i cittadini di Castelli Calepio che condividono i principi della salvaguardia del territorio e dell’ambiente, della giustizia sociale, della pace, della lotta alla povertà, che hanno a cuore una visione accogliente e solidale della società, che si riconoscono nei valori della Costituzione, il simbolo di Rifondazione Comunista con la candidatura a sindaco del consigliere uscente Claudio Sala.

Con una lista ed un programma non di testimonianza o di bandiera ma di rilancio di un nuovo impegno partecipativo, aperti, ora e nei prossimi anni, al contributo di tutti coloro che si riconosceranno nelle nostre proposte.

Il programma amministrativo che in questo documento andiamo a delineare si propone per prima cosa di porre all’attenzione di tutti un ragionamento di fondo. In genere i programmi amministrativi che vengono proposti partono dalla considerazione che per unica “variabile indipendente” debba essere assunta la quantità delle risorse disponibili e che in base a questa si debbano obbligatoriamente calibrare gli interventi possibili. Riteniamo invece che sia necessario un ribaltamento di prospettiva rispetto a questo “pensiero unico”. Proviamo allora a delineare una vera proposta alternativa che assuma come “variabile indipendente” il testo tutto della “Costituzione della Repubblica Italiana” nata dalla Resistenza, ed in particolare assumiamo come riferimento ideale per tutta l’azione amministrativa e la valutazione dei progetti il testo dell’Art.3 che recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del Paese”

Riteniamo che il Comune rappresenti la Repubblica come istituzione più vicina al cittadino, se saremo eletti, come prima cosa, prepareremo dei cartelli con quel testo sostituendo alle parole “della Repubblica” le parole “del comune di Castelli Calepio” ed affiggeremo quei cartelli all’ingresso di tutti gli uffici comunali e all’ingresso del comune e delle frazioni, al posto degli attuali cartelli in dialetto, nella convinzione che definisca meglio di quelli l’identità della comunità di Castelli Calepio.

Su questo tema fondamentale intendiamo confrontarci con tutti gli altri canditati, cominciando a pensare a come dare, nei primi mesi del nuovo mandato, una risposta ai problemi, concretissimi, determinati dalla crisi economica che stiamo attraversando, che sembra invece tenuta ai margini delle proposte amministrative, e che rischia, in mancanza di chiari riferimenti valoriali, di affossarci anche in una grave crisi di civiltà e di democrazia.

In questa cornice intendiamo mettere al centro delle nostre proposte i diritti delle future generazioni, la difesa dei beni comuni, la moralità pubblica, il lavoro, la difesa della salute, il diritto allo studio e alla conoscenza, il tema della capacità dell’amministrazione comunale di riappropriarsi del ruolo di rappresentanza democratica dei cittadini.

Puoi scaricare qui la versione ufficiale completa del nostro programma. Per maggiori informazioni sulla lista scaricate il nostro volantino completo di short version del programma e di presentazione dei candidati da qui. Di seguito tette le tematiche che ci stanno più a cuore.

Questione morale

Lavoreremo affinchè attraverso la partecipazione e la trasparenza si superi il distacco fra cittadini e istituzioni, frutto delle mancate risposte ai bisogni popolari e dei ceti più deboli e reso più grave dal cattivo utilizzo del danaro pubblico e da un perverso rapporto fra amministrazione e affari.

La verità è, infatti, che ogni volta che si discute di esternalizzazioni, privatizzazioni, interventi in deroga al piano regolatore, occorre assumere un atteggiamento di rigoroso rispetto dell’interesse collettivo rispetto agli interessi particolari.

Ecco perché abbiamo adottato un codice etico sottoscritto da parte di ogni candidato, basato su alcuni principi a tutela della moralità pubblica:

  • assenza, all’atto della candidatura, di condanne penali anche di I grado e di rinvio a giudizio per reati non d’opinione o d’abuso d’ufficio;
  • impegno alle dimissioni dall’incarico istituzionale (consigliere – assessore), in caso di rinvio a giudizio per reati non di opinione o di abuso d’ufficio;
  • impegno ad evitare, nell’ambito della propria attività istituzionale, ogni possibile conflitto d’interessi.

Si tratta, inoltre, di mettere in campo regole chiare e trasparenti di gestione: pensiamo a criteri oggettivi per le nomine, a limitare il più possibile le trattative private, sia per affidamenti di opere che di servizi, all’assoluta limitazione delle consulenze e del ricorso a dirigenze esterne.

Un comune contro la crisi

Negli ultimi venti anni in Italia salari e pensioni sono cresciuti molto meno del tasso di inflazione mentre contemporaneamente sono aumentati i profitti e i grandi capitali concentrati in poche mani. La crisi economica, strettamente legata a questo fenomeno e al modello di sviluppo basato sul liberismo, sta colpendo pesantemente anche il nostro territorio. Anche nel nostro comune un numero crescente di famiglie e di lavoratori sta subendo sulla propria pelle i pesanti effetti di questa crisi. L’amministrazione comunale se ne deve far carico

  • è necessario inserire nei bilanci un fondo di solidarietà per i lavoratori in cassa integrazione finalizzati sia all’anticipazione delle spettanze sia a misure di solidarietà attiva.
  • nessun aumento per le tariffe dei servizi (scuole materne – trasporto alunni – pasti scuole primarie ecc) con la previsione di una fascia di esenzione per le famiglie monoreddito dei lavoratori con un reddito netto inferiore a d euro 15.000 l’anno;
  • sospensione delle rate dei mutui per la prima casa, attraverso convenzioni con gli istituti di credito, per i periodi di cassa integrazione.
  • difesa del potere d’acquisto dei redditi più bassi, favorendo iniziative come i Gas (Gruppi d’acquisto solidali) o i Gap (Gruppi di acquisto popolare) contro il caro vita per i generi di largo e generale consumo, favorendo iniziative promozionali di vendita diretta in un’ottica di accorciamento della filiera;
  • esenzione dai pagamenti per i servizi pubblici locali per i giovani disoccupati e/o precari.

Autonomia finanziaria e partecipazione alla gestione delle risorse
Con la manovra estiva (legge Tremonti 133), e poi con la finanziaria il governo nazionale ha tagliato risorse ai comuni che si trovano oggi in grande difficoltà a gestire i bilanci senza subire il ricatto di tagliare i servizi per i cittadini, magari anche privatizzando beni pubblici per non uscire dai patti di stabilità, subendone le sanzioni successive.
Si delinea, in sostanza, una subordinazione ed una penalizzazione delle scelte degli enti locali, soprattutto quando tali scelte rispecchiano i bisogni dei cittadini, rispetto alle regole della finanza assunte come inviolabili.
Come delineato nell’introduzione, vogliamo ribaltare questa impostazione costruendo iniziative e sperimentazioni, insieme ai cittadini soprattutto per quanto concerne interventi di spesa sociale e di investimenti nel patrimonio pubblico.
Proponiamo alcune scelte prioritarie in materia di bilancio e di politica finanziaria del comune, tese a rendere praticabile la tutela delle esigenze dei ceti più deboli e non essere costretti a tagliare politiche sociali o aumentare le tariffe dei servizi.

  • Per far fronte al mancato introito dell’Ici sulla prima casa sarà opportuno intensificare l’azione contro l’evasione-elusione dell’ICI sugli altri immobili.
  • Pur considerando ambigua e propagandistica la norma che prevede la partecipazione del comune all’accertamento su evasione/elusione Irpef, che riconosce al comune collaborante il 30% della somma dell’accertata evasione, è possibile utilizzarla puntando soprattutto ad intensificare gli accertamenti antielusivi.
  • Riduzione degli assessorati e delle indennità mensili degli amministratori; questi costi in pochi anni sono quintuplicati: infatti oltre all’aumento delle indennità sono aumentati gli assessori ed è stata introdotta la figura del direttore generale a supporto di Sindaco e Giunta.
  • Ridurre al massimo le consulenze e gli incarichi, valorizzando le risorse interne, riducendo o se possibile azzerando le progettazioni affidate all’esterno, riducendo convegni, seminari, eventi, feste, contributi non strettamente necessari e spesso di pura propaganda.
  • In questa ottica, va posta una grande attenzione alla macchina amministrativa degli enti locali, contrastando la cultura che individua i pubblici dipendenti come fannulloni improduttivi, per giustificare la privatizzazione di funzioni pubbliche e l’esternalizzazione di numerosi servizi.
  • Intendiamo verificare e riconsiderare le decisioni assunte dall’attuale amministrazione con la creazione dell’Unione dei Comuni con Grumello del Monte e della società SGM che si occupa di servizi prima interamente gestiti internamente. Finora questi interventi hanno determinato, come dimostrano i bilanci, solo un aumento considerevole delle spese, senza sostanziale miglioramento dei servizi.
  • Riteniamo comunque prioritario salvaguardare la dignità ed i diritti dei lavoratori con l’obiettivo che tutti i dipendenti del comune di Castelli Calepio siano inquadrati con contratti a tempo indeterminato favorendo anche la stabilizzazione dei servizi a favore dei cittadini.

Tra le sperimentazioni ed innovazioni dei meccanismi democratici che intendiamo perseguire è l’esperienza del bilancio partecipativo, sperimentato in alcuni municipi (tra cui per esempio Bergamo): si intende mettere a disposizione una parte consistente del bilancio annuale, sia nella parte delle spese sociali, sia negli investimenti, direttamente delle scelte dei cittadini, tramite l’istituzione di momenti assembleari (tematici e/o territoriali) durante i quali avviene il confronto e la scelta.

Analogamente ci doteremo di un regolamento per la partecipazione dei cittadini alle decisioni urbanistiche, garantendo strumenti di informazione adeguati, spazi di incontro e discussione.

Il bilancio partecipativo va affiancato e preceduto da strumenti di bilancio più semplici come il bilancio sociale (o come il bilancio ambientale) che ne assumano l’obbiettivo di fondo: una modalità di definizione del bilancio degli enti pubblici che parta dai bisogni dei cittadini che contribuiscono a definire le priorità nell’uso delle risorse disponibili e le modalità di reperimento quando il bisogno sia prioritario e le risorse non siano direttamente disponibili.

Il bilancio sociale consisterà in un rapporto periodico con i cittadini dove saranno descritte tutte le voci di bilancio per obbiettivi facilmente verificabili (es. opere pubbliche, riqualificazione territoriale e ambientale, politiche sociali, trasporti) e saranno poste in evidenza in maniera chiara le risorse necessarie per il raggiungimento di tali obbiettivi, permettendo in questo modo a tutti i cittadini di valutare l’utilità delle opere realizzate e la qualità dei servizi erogati.

In concreto proponiamo:

  • l’impegno a realizzare il bilancio sociale dotandoci di strumenti permanenti di comunicazione con i cittadini;
  • la destinazione di una percentuale delle risorse del bilancio non vincolate a forme di sperimentazione come il bilancio partecipativo;
  • costruire laboratori di quartiere/frazione per permettere l’informazione e la partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche.

Non può essere taciuto, come negli ultimi anni la maggioranza uscente abbia invece attuato e perseguito con determinazione una politica di esclusione e di smantellamento di tutte le istanze di partecipazione, quali le assemblee pubbliche di presentazione e discussione dei bilanci, le commissioni tematiche, e determinato un progressivo svuotamento anche del ruolo del consiglio comunale a favore di un potere quasi monocratico di sindaco ed assessori.

L’informazione ai cittadini è stata relegata alla pubblicazione sporadica di bollettini comunali che riportano solo i punti di vista della maggioranza insieme alla comunicazione pubblicitaria di alcuni sponsor (del tutto disinteressati?).

Noi proponiamo, anche tramite una revisione statutaria, l’allargamento di funzioni, competenze e prerogative del consiglio comunale ampliandone le attribuzioni e prevedendo obbligatoriamente la reintroduzione di commissioni per gli aspetti più importanti della vita collettiva.

Salvaguardia dei Beni pubblici e contrasto alle privatizzazioni dei servizi

La sfida principale in questo campo sarà nei prossimi anni quella della conferma del servizio idrico come servizio pubblico. Il governo Berlusconi con la legge 133/2008 all’art. 23 bis, prevede infatti, per la gestione dei servizi pubblici locali, come regola generale ordinaria la messa a gara e quindi la privatizzazione.

Utilizzeremo tutti gli strumenti normativi ed amministrativi ammessi per conseguire gestioni interamente e propriamente pubbliche dei servizi pubblici locali. A livello comunitario si trovano gli elementi normativi a sostegno di una forma di gestione integralmente pubblica che si applicano a tutti i servizi pubblici locali, senza le precedenti distinzioni (gas, energia e trasporti).

Saranno anche definiti strumenti di partecipazione e di controllo dei cittadini utenti sulla qualità e le tariffe dei servizi erogati.

Istruzione e diritto allo studio

Il sistema dell’istruzione è una risorsa fondamentale per la crescita della comunità locale per il futuro delle nuove generazioni e il diritto all’istruzione e uno dei fondamentali, inalienabili ed universali diritti costituzionali.

Le scuole di ogni grado vanno valorizzate come centri di promozione umana e culturale, di aggregazione sociale e di partecipazione democratica. Al fine di favorire l’accesso al sapere dei cittadini e delle cittadine, con prioritaria attenzione al rischio di abbandono scolastico, è necessario promuovere una serie di interventi che diano centralità alle politiche della conoscenza nella dimensione locale.

Di fronte all’aumento dei costi che le famiglie sostengono per l’istruzione (per i libri di testo, per i trasporti per mandare i figli alle scuole superiori o all’Università, senza privarli dei consumi socialmente indispensabili, per mettere a disposizione dei ragazzi strumenti divenuti ormai indispensabili come il computer) occorre aumentare in modo deciso i fondi comunali per il diritto allo studio. Il nostro Comune (e anche i comuni limitrofi) e tra i comuni con il più basso tasso di scolarizzazione; è questo uno dei settori dove ci sono più ostacoli da rimuovere per rendere effettivi i diritti.

A parole tutti dichiarano questo tema importante; la discriminante consiste nel dichiarare quale modello di scuola si ha in mente: se quello del ventennio fascista con l’esclusione per motivi razziali, quello fintamente efficentista e demagogicamente meritocratico del decreto Gelmini, che attua un forte taglio delle risorse destinate proprio alla scuola dell’obbligo, o quella di Don Milani che propone invece, in linea con i principi della Costituzione, di non abbandonare nessuno per strada e di includere tutti.

Dovrà essere affrontata la questione degli spazi scolastici (particolarmente obsoleti e poco funzionali quelli delle scuole medie, comunque critici quelli delle elementari) con l’obiettivo della sicurezza, e dell’innovazione al fine di creare spazi moderni, adeguati ( palestre, laboratori, mense) al passo con i tempi e funzionali ad una scuola in cui si riconosca per prima cosa che il soggetto del diritto è il ragazzo prima ancora della famiglia.

Un’altra questione riguarda il tempo scuola ridotto dalla Gelmini con la riduzione dell’orario scolastico per la primaria, la sostanziale scomparsa del tempo prolungato alle medie, il tentativo per puri obiettivi di riduzione dei costi, di limitare il tempo pieno, quando è invece evidente la richiesta di orari più lunghi e dovranno essere le amministrazioni comunali a farsi carico di ciò, se non si intende caricare un ulteriore aumento dei costi sulle famiglie.

Terza questione: la riduzione del numero degli insegnanti e delle compresenze comporterà una riduzione di ore a disposizione delle istituzioni scolastiche, ore che oggi vengono usate per attività di recupero per gli alunni più in difficoltà o per corsi di alfabetizzazione per alunni stranieri.

La promozione di politiche mirate all’inserimento di studenti stranieri dovrà avvenire anche attraverso l’organizzazione di funzioni di mediazione culturale.

L’amministrazione, all’interno dei Piani annuali per il diritto allo studio, dovrà fornire risorse alle scuole perché possano continuare ad effettuare gli interventi nei confronti dei ragazzi che hanno maggiori necessità, continuando a prestare attenzione all’integrazione dei soggetti disabili.

Quarta questione, le scuole dell’infanzia e gli asili nido, che devono essere considerati un servizio che guarda come primo soggetto del diritto il bambino, ma che coinvolge anche le esigenze delle famiglie, in particolare delle donne.

Questi servizi devono essere resi accessibili a tutti anche alle famiglie con un basso reddito, anche a tutti i bambini figli di immigrati.

Urbanistica e programmazione territoriale

Altro nodo programmatico decisivo è per noi il territorio, che intendiamo come patrimonio di beni e risorse da tutelare e valorizzare, che rappresentano un bene indisponibile da trasmettere alle future generazioni.

Vogliamo mettere in discussione il modello di sviluppo adottato negli ultimi decenni fondato sull’uso del territorio per fare cassa e coprire le spese crescenti favorendo interventi speculativi e sorvolando con compiacenza anche su evidenti abusi.

Vorremmo proporre lo slogan ”STOP al consumo di territorio”: è paradossale notare come si moltiplichino gli insediamenti industriali anche sui confini del nostro territorio, in tempi di crisi che generano l’abbandono di decine di strutture, che rimarranno per lungo tempo inutilizzate.

Indaghiamo quanti appartamenti sfitti anche nel nostro comune convivono con la continua proposta di nuovi piani di lottizzazione e paradossalmente con la indisponibilità di case per i ceti meno abbienti e per le coppie giovani. Proponiamo una moratoria, la “crescita zero” deper i prossimi 5 anni.

In particolare ci opponiamo con convinzione all’ipotesi del Megacentrocommerciale sull’area delle ex-fonderie del Quintano. La giudichiamo una scelta sbagliata, sproporzionata e anacronistica:

Sbagliata, perchè avrà pesanti ricadute sulle frazioni di Quintano, Cividino e sui quartieri confinanti di Palazzolo sull’Oglio; e non solo in termini di cementificazione, inquinamento e traffico che provocheranno la dequalificazione definitiva e permanente dell’area dopo che per anni gli abitanti della zona hanno subito l’inquinamento delle fonderie del Quintano; ma anche per l’impatto sulla vita delle comunità, sulle relazioni sociali, sulle forme del lavoro. Queste frazioni e questi quartieri diventeranno dei dormitori alla periferia del centro commerciale e il degrado sociale sarà peggio di quello ambientale.

Sproporzionata, perché assolutamente fuori scala rispetto alle reali necessità, peraltro mai indagate in alcun documento del Piano di insediamento, in un contesto dove già la grande distribuzione domina il panorama dell’offerta commerciale.

Anacronistica, perché dopo la proliferazione e l’ubriacatura da centri commerciali a cui abbiamo assistito negli ultimi 30 anni le tendenze urbanistiche a tutti i livelli riconoscono la necessità di limitarne la diffusione e l’importanza di rilanciare il commercio inserito nelle strutture urbane e i negozi di vicinato.

Alla questione del Megacentrocommerciale è strettamente legata la questione del recupero di un’area degradata che necessita di una sostanziale bonifica per essere recuperata e resa disponibile. Esistono gli strumenti normativi per consentire all’amministrazione di intervenire presso i proprietari invitandoli ad eseguire gli interventi necessari e/o concordare interventi diversi da quelli attualmente prodotti più rispondenti alle esigenze della collettività.

E’ chiaro a tutti che il recupero di quest’area consentirebbe il risparmio di nuovo territorio per altri insediamenti e potrebbe servire alla riqualificazione dei centri abitati delle frazioni spostando in quest’area le piccole attività artigianali ed industriali attualmente inserite a fianco delle residenze.

Punto di importanza fondamentale per il futuro del nostro comune è quello della programmazione urbanistica. Purtroppo l’amministrazione uscente ha adottato una politica tesa a determinare una irreversibile privatizzazione del territorio, con la resa senza condizioni agli interessi degli operatori economici che non si sono mai tradotti in benessere per tutti.

Per contrastare in maniera adeguata ed efficace la nefasta prassi dell’urbanistica “contrattata”, vanno individuati adeguati strumenti finalizzati a restituire significato alla programmazione pubblica del territorio e dei suoi usi.

Va contrastata la prassi di ricorrere alla “monetizzazione” delle aree standard per ogni intervento urbanistico così come la prassi di ricorrere allo scomputo degli oneri di urbanizzazione da versare al Comune evitando che i privati realizzino direttamente le opere in scomputo oneri senza ricorrere alle gare di appalto;

Infine va fermata la proliferazione dei cosidetti PII , a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi, che ha introdotto varianti molto pesanti ad un PRG che pure è stato approvato solo da 4 anni.

E’ necessario garantire un controllo delle trasformazioni anche al livello degli interventi edilizi, attraverso il Regolamento Edilizio con lo scopo di qualificare il patrimonio immobiliare incentivando l’uso di tecnologie ecocompatibili capaci di migliorare la qualità dell’abitare e di ridurre i consumi.

Con i regolamenti edilizi contrasteremo, in questa ottica, la nuova normativa sulla casa proposta dal governo di destra, che rischia di legalizzare un vero e proprio saccheggio edilizio e del territorio prevedendo la possibilità di aumentare del 20% le cubature di edifici residenziali e commerciali in deroga ai piani regolatori. Riteniamo che questa sostanziale liberalizzazione dell’abusivismo edilizio avrebbe effetti devastanti sul nostro territorio.

Una nuova politica abitativa

Anche nel nostro comune è necessario programmare il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica per l’affermazione del diritto alla casa, con il recupero del patrimonio immobiliare abbandonato e/o inutilizzato. Al contrario di quanto fatto dall’amministrazione uscente che invece negli ultimi 5 anni ha programmato la dismissione di circa un quarto del patrimonio abitativo pubblico.

In particolare le nostre proposte sul tema riguardano:

  • abolizione del canale libero dei canoni per le abitazioni, e rafforzare la trattativa sindacale territoriale per il canone concordato;
  • certezza del diritto al sostegno all’affitto, attraverso finanziamenti regionali e comunali, per sostenere le famiglie che hanno difficoltà a corrispondere lo stesso canone concordato;
  • definire un capitolo di bilancio dedicato alla politica sociale della casa;
  • bloccare tutti i progetti di dismissione del patrimonio comunale
  • incentivare e concordare interventi nella direzione di affitti socialmente sostenibili, sperimentare ed incentivare l’autocostruzione e l’autorecupero favorendo, a tal fine, la costituzione ed il sostegno di cooperative.
  • Praticare la tutela delle famiglie colpite da sfratto per morosità incolpevole.

Salvaguardia dell’ambiente

E’ soprattutto tra i beni naturali che ci sono quei beni comuni che per noi vanno maggiormente tutelati e che devono rimanere indisponibili alle iniziative economiche private.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria occorre pensare ad un monitoraggio costante delle aree più critiche, come il centro abitato di Tagliuno, ed assumere provvedimenti specifici quando i limiti di inquinamento vengono superati.

Occorre rispondere anche al problema delle puzze determinate dagli enormi insediamenti di allevamento suini sul confine della frazione Quintano

Per quanto riguarda l’Acqua, dovremo affrontare con determinazione il problema dei depuratori che ormai da oltre 10 anni scaricano sostanze inquinanti nel fiume Oglio. L’amministrazione uscente ha continuamente cambiato i programmi di intervento rimandando di anno in anno la soluzione scaricandone infine la responsabilità su UNIACQUE. Il problema è diventato drammatico e la soluzione non può essere ulteriormente rinviata. Va affrontato anche il problema della dispersione idrica delle nostre reti che da anni non sono state soggette a manutenzione e nella più totale incuria con la continua rincorsa a mettere pezze.

Il territorio della collina e del fiume Oglio costituisce un patrimonio unico per il nostro comune e dobbiamo garantire che continui ad esserlo per le future generazioni.

Deve essere portato a termine il PLIS sulla collina con i comuni di Grumello del Monte e Gandosso e con l’occasione si dovrebbe progettare una riqualificazione di tutta l’area collinare, con una serie di percorsi ed aree pubbliche attrezzate.

Va studiato un intervento di messa in sicurezza delle aree a rischio frana, per evitare emergenze come quella di alcuni mesi fa sul confine con Gandosso e Grumello.

La gestione dei rifiuti è rimasta sostanzialmente (salvo la realizzazione della piazzola ecologica) quella di 10 anni fa. Il nostro comune è uno degli ultimi della Provincia che ancora non sia dotato di un piano per la raccolta differenziata dell’umido.

Ci poniamo l’obiettivo di operare per la riduzione della produzione dei rifiuti sul nostro territorio, l’aumento della raccolta differenziata, l’attivazione della filiera del riciclo e del riuso delle merci.

Proporremo ed opereremo perché il nostro comune sia dichiarato “territorio denuclearizzato” in decisa opposizione alle recenti proposte del governo.

Ci impegnamo affinché siano praticate tutte quelle iniziative, anche piccole, che possono contribuire però in maniera significativa al contenimento delle emissioni dei gas responsabili delle alterazioni climatiche:

  • illuminazione non residenziale negli enti pubblici adottando le caratteristiche di utilizzo di energie rinnovabili fissate dal programma europeo GreenLight;
  • incentivare l’adozione di sistemi di riscaldamento radianti a bassa temperatura;
  • semplificazione autorizzativa per la realizzazione di impianti fotovoltaici integrati negli edifici a partire da quelli della pubblica amministrazione.
  • Individuare forme di trasporto tra le frazioni
  • A più lunga scadenza occorre promuovere un piano organico, razionale ed innovativo dei trasporti che coinvolga Valcalepio, Valcavallina e Basso Sebino che privilegi finalmente sistemi di trasporto pubblico con il potenziamento e la riqualificazione per esempio della ferrovia Bergamo-Brescia.
  • Tutta la programmazione urbanistica comunale dovrà essere orientata alla previsione di punti di attrazione e concentrazione non più in corrispondenza di aree già sature di traffico e raggiungibili anche con percorsi protetti di tipo ciclopedonale.

Il problema della viabilità è una delle grandi questioni che riguardano in particolare la frazione di Tagliuno. Se davvero andasse in porto l’operazione del Megacentrocommerciale la viabilità sarebbe ulteriormente aggravata.

L’amministrazione uscente ha usato e intende utilizzare come strumento propagandistico la proposta di una variante che, a costi enormi, produrrebbe il solo risultato di spostare il traffico da Tagliuno a Calepio senza risolvere il problema.

Con questa proposta, che non sarà mai realizzabile dal nostro comune, ha ottenuto l’unico risultato di ritardare l’esecuzione delle opere viabilistiche relative alla nuova SP 91 già definita progettualmente tra le Province di Bergamo e Brescia con i comuni della valle e della comunità montana.

Bisogna ricominciare a ragionare seriamente anche nel nostro comune su un modello agricolo in grado di rappresentare un’alternativa alla speculazione edilizia nonché alla disoccupazione, che ponga con forza la questione della qualità dei prodotti, legata al lavoro, alla tipicità, alla territorialità e tracciabilità.

Il Comune insieme alle associazioni di categoria, con le associazioni ambientaliste e dei consumatori può incentivare la costituzione di punti di vendita diretta di prodotti agricoli legati al territorio, accorciando la filiera con incremento di reddito per i produttori e risparmio economico e aumento della qualità per i consumatori.

Proponiamo che il nostro Comuni si dichiari libero da Ogm

Attività produttive, lavoro e formazione professionale

La questione del lavoro è una delle principali questioni sociali e politiche dei prossimi anni; una gestione locale e pubblica dell’accesso al lavoro deve porsi alcuni obbiettivi prioritari:

  • Iniziare proporre al territorio un nuovo modello di sviluppo, non più basato sulla crescità continua ed esponenziale, sull’individualismo sfrenato, ma sulle pratiche collaborative in grado di rispondere meglio alle esigenze delle persone.
  • svolgere un continuo monitoraggio della realtà produttiva locale, individuando le esigenze del mercato del lavoro, favorendo l’incontro fra domanda e offerta;
  • svolgere anche un ruolo attivio in difesa dell’occupazione nei casi di crisi aziendali temporanee cercando di evitare il più possibile, anche con riduzioni di orario, l’espulsione dal lavoro attivo di fasce crescenti di lavoratrice e lavoratori
  • favorire un sistema informativo capillare per un primo orientamento al lavoro attraverso la rete degli enti interessati come sportelli “informagiovani”, Urp comunali, istituzioni scolastiche, associazioni di categoria.
  • orientare il sistema della formazione professionale alle fasce più deboli sia dei giovani inoccupati che dei lavoratori espulsi dal processo produttivo individuando soluzioni formative capaci di difendere l’occupazione;
  • vanno definiti progetti formativi di inclusione sociale finalizzati a rimuovere le discriminazioni nell’accesso al lavoro delle figure più deboli come i disabili, le donne, i migranti, i precari ed i disoccupati di lunga durata, al sud in particolare;
  • l’amministrazione comunale deve contribuire, d’intesa con altre istituzioni, a combattere il lavoro nero, ad aumentare la sicurezza sul lavoro, a tenere sotto controllo le attività produttive che producono rischi per la salute dei lavoratori e dei residenti nelle vicinanze

Diritti di cittadinanza sociale per un welfare inclusivo e partecipato

In questi anni la tendenza strutturale delle politiche neoliberiste è stata caratterizzata dal taglio dei servizi sociali. Questo ha prodotto che i diritti e la loro esigibilità sono divenuti, come abbiamo accennato nell’introduzione, una variabile dipendente dal contenimento della spesa pubblica.

Progressivamente il rischio è che lo stato sociale ed il principio costituzionale dell’eguaglianza siano sostituiti da un welfare residuale e caritatevole (tipo social card).

E’ necessario contrapporre, anche a livello locale, un modello universalistico che risponda ai bisogni, vecchi e nuovi, delle persone. Proponiamo una ri-assunzione di responsabilità del pubblico attraverso la sua presenza costante nell’articolazione del sistema di protezione sociale, rifiutando logiche mercantili e di esternalizzazioni selvagge. Le stesse realtà del terzo settore, indispensabili nelle politiche del welfare locale, sarebbero facilitate nel loro lavoro di qualità, avendo anche maggiori tutele, se operanti in sinergia con l’ente pubblico e non in sostituzione dello stesso.

Ma presenza pubblica vuol dire anche presenza e partecipazione dei cittadini alle scelte che li riguardano. In particolare, la programmazione dei piani di zona deve essere allargata a tutti i soggetti che compongono la rete sociale, dalle scuole alle associazioni, dalle cooperative alle singole persone ed orientata su alcune priorità:

  • la massima integrazione delle politiche locali del welfare, che vada a contaminare la rete dei servizi sociali, sanitari ed educativi al fine di garantire la presa in carico globale della persona attraverso progetti individualizzati comprendenti la continuità degli interventi da un contesto ad un altro;
  • rispondere ai bisogni delle persone non autosufficienti, dagli anziani alle persone con disabilità, avviando percorsi di de-istituzionalizzazione e preferendo la domiciliarità degli interventi. Questo sancirebbe, da una parte, il passaggio dall’esclusione all’inclusione sociale delle persone, dall’altra, un risparmio di risorse assorbite oggi dagli istituti;
  • ampliare l’intera offerta dei servizi. In particolare, vanno assicurati servizi per l’infanzia, con ripercussioni negative sull’educazione stessa dei bambini e sulle condizioni di vita e di lavoro delle donne, che spesso sono le sole a farsi carico della cura dei propri figli;
  • impedire il ricorso al massimo ribasso da parte dei comuni per l’affidamento degli appalti, che origina un’offerta scadente e la precarizzazione dei lavoratori coinvolti. Infatti, per noi ripartire dai diritti vuol dire anche ripartire dai diritti di chi lavora nel sociale, che spesso si trova in condizioni di precarietà e formazione inadeguata, pregiudicando la stessa qualità delle prestazioni offerte.
  • La proposta che avanziamo è, dunque, quella di praticare un’idea alternativa di welfare, che definiamo pubblico e sociale.
  • Occorre intendere i piani di zona come l’insieme dei progetti di vita delle donne e degli uomini che vivono sul territorio, dalle politiche di accoglienza, a quelle di assistenza, a quelle di prevenzione dei comportamenti a rischio promuovendo il protagonismo e la presa di parola dei soggetti direttamente interessati
  • Le prestazioni ai servizi sociali devono essere rivolte, senza discriminazioni, alla generalità dei cittadini italiani stranieri, apolidi, richiedenti asilo e rifugiati che risiedono nel comune.

Riconoscimento e sostegno dello sport sociale

Per sport sociale si intende l’insieme di attività motorie e sportive finalizzate a facilitare processi di inclusione sociale, di interculturalità, di superamento dei disagi, di mediazione dei conflitti e di prevenzione della salute, rifiutando la logica del risultato a tutti i costi e del consumo di sostanze dopanti per ottenerlo.

Lo sport sociale è un diritto di cittadinanza e come tale deve essere riconosciuto.

Il comune deve sostenere i valori di uno sport pulito e per tutti, lontano dall’esasperazione agonistica, che spesso sfocia nella violenza e nell’illecito.

Gli impianti sportivi pubblici devono essere polivalenti e fruibili il più possibile da tutti i cittadini oltre che le tante realtà organizzate presenti sul territorio.

Un comune sicuro ed accogliente

Il problema della sicurezza dei cittadini va affrontato senza il ricorso alle ideologie della paura.

Si tratta di un problema concreto che deve essere valutato nella sua reale portata.

Non sono possibili libertà ed uguaglianza se non sono garantite, in primo luogo, la salute e la sicurezza. Le piazze ed i quartieri devono diventare luoghi di socialità, di costruzione di relazioni e di legami sociali, che sono gli unici veri presidi per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine.

Rifiutiamo, perché le consideriamo del tutto inutili, se non controproducenti rispetto agli obiettivi, le politiche delle ronde, delle spie, delle telecamere, rese più pericolose dalla recente approvazione di norme che ampliano i poteri di ordinanza del Sindaco quale ufficiale di governo;

Siamo contro l’armamento della Polizia Municipale, la privatizzazione della sicurezza attraverso le ronde, la limitazione dei diritti individuali dei migranti, a partire da quello di essere curati senza essere denunciati. Proponiamo di utilizzare le stesse risorse per operatori e operatrici di strada per rendere il comune vivibile e sicuro.

Rendere più sicuro il comune vuol dire rompere le solitudini, mettere in grado la popolazione di interagire, relazionarsi, partecipare; si può rispondere alla richiesta di ordine pubblico con l’organizzazione di spazi pubblici nelle frazioni e momenti di confronto; occorre individuare luoghi disponibili per le attività sociali, per gli incontri, le assemblee autorganizzate.

Devono essere valorizzati i luoghi di aggregazione già presenti sul territorio, come gli oratori , ma devono essere resi disponibili nuovi spazi di aggregazione, anche autogestiti, per i giovani, per le attività culturali, ecc.

La scelta di quali strutture e quali servizi realizzare attraverso un progetto pluriennale, dovrà essere oggetto di un serio confronto, non solo in Consiglio Comunale, ma con tutta la popolazione, le associazioni, le forze sociali.

Per contrastare le situazioni di clandestinità che spesso portano alla marginalità e al rischio dii coinvolgimento nelle situazioni criminose, sono necessarie politiche che consentano la regolarizzazione.In questa ottica la legge Bossi-Fini, con i suoi divieti, non ha fatto altro che aumentare le condizioni di irregolarità e marginalità.

Pensiamo che le pratiche per i permessi di soggiorno debbano essere trasferite dalle questure e preture ai comuni.

Proponiamo politiche inclusive, che attraverso la garanzia dei diritti possa richiedere ed imporre anche il rispetto dei doveri.

Siamo favorevoli al diritto di voto attivo e passivo degli immigrati che risiedono sul nostro territorio, nelle elezioni locali e proponiamo la partecipazione di rappresentanti immigrati nelle commissioni comunali.

Sosteniamo l’educazione alla multiculturalità e pensiamo che la possibilità di scambio culturale sia una grande occasione di arricchimento delle conoscenze per tutti.

Per favorire queste politiche la nostra lista dei candidati comprende un cittadino immigrato di origine marocchina, politicamente indipendente dal prtito, che è protagonista di associazioni culturali e da anni sul territorio si confronta con l’associazionismo locale.

E’ la prima volta che accade a Castelli Calepio e crediamo che per tutti sia una occasione di crescita democratica e culturale.

Una risposta a Programma

  1. Andrea Marchei scrive:

    Gent.ma Rifondazione Comunista Castelli Calepio
    sono Andrea Marchesi corrispondente per il quindicinnale Araberara della Val Calepio. Per il prossimo numero publicheremo delle brevi interviste a tutti i candidati sindaci della provincia. Il vostro candidato sindaco Sala Claudio potrebbe brevemente rispondere entro pochi giorni a queste domande:

    La prima cosa che fa se viene eletto
    Sindaco a tempo pieno o part-time? Indennità piena o ridotta?
    Il lato positivo del suo carattere
    Il suo principale difetto
    Il suo sogno di felicità
    Il rimpianto più grande
    Le regalano un milione di euro, cosa ne fa?
    Libro preferito
    Colonna sonora della sua campagna elettorale
    Film che ha amato di più
    Personaggio storico più ammirato
    Il politico che detesta
    Il suo motto

    Distinti saluti

    Andrea Marchesi

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